Uno dei momenti principali della fase di progettazione di un intervento con l’animale è la scelta del tipo di animale da inserire nel programma.
Questa scelta implica una seria e consapevole analisi e diverse attente considerazioni in funzione del contesto ,del tipo di intervento ,delle preferenze del conduttore e del ruolo che l’animale dovrà svolgere all’interno del progetto.

Un primo passo consiste sicuramente nel conoscere alcune caratteristiche funzionali e comportamentali della specie che s’intende inserire in fase di progettazione in riferimento, ad esempio, a stile di vita, abitudini, rapporti sociali che stabiliscono sia in ambito intraspecifico che interspecifico (per esempio con la specie umana), fasi riproduttive e stagioni degli amori e variazioni comportamentali ad esse conseguenti.

Questa riflessione preventiva potrà consentire di raggiungere tre obiettivi di primaria importanza:

In primo luogo, l’animale potrà essere accudito nel miglio modo possibile eliminando inutili fonti di stress che potrebbero influire negativamente sul rapporto che questo stabilirà poi col paziente, in secondo luogo, sarà possibile impiegare l’animale scelto nel modo più funzionale alle esigenze del paziente, del contesto fisico in cui avvengono gli incontri, del tipo di assistenza che la struttura può garantire, senza ledere in alcun modo la sua dignità; infine, sarà possibile prevenire alcune situazioni a rischio sia per il benessere psicofisico dell’animale che del paziente che usufruisce della relazione, ponendo attenzione ai segnali di stress tipici di ogni specie e alle variazioni comportamentali spiegabili, ad esempio, attraverso gli indicatori del ciclo riproduttivo.

Tra le necessità da considerare non vanno trascurati anche alcuni altri aspetti di tipo prettamente Logistico: in primo luogo se l’animale vivrà in situazione residenziale all’interno della struttura in cui svolge il progetto o verrà accompagnato dal conduttore che potrà esserne il proprietario o meno.

In questo secondo caso, ad esempio, bisognerà tenere conto oltre che dello spazio vitale in cui l’animale viene allevato, anche delle modalità di trasporto, della distanza tra la dimora dell’animale e il luogo deputato all’attività,della possibilità di poter espletare i bisogni fisiologici prima di accedere alla struttura e cosi via.

Per quel che riguarda l’abbinamento paziente-animale è indispensabile saper scegliere l’animale giusto, questo non solo all’interno della progettazione di un intervento di attività e terapie assistite, ma anche nella semplice decisione di prendere con sé in casa un animale domestico. E’ in ogni caso importante sapere che le diverse specie animali hanno pattern di comportamento molto diversi tra loro e questo non può non influenzare i programmi di A.A.A. o T.A.A.

Il fatto per esempio che le cavie e i conigli, essendo roditori, abbiano bisogno di mangiare più frequentemente dei carnivori come i cani e i gatti, potrebbe renderli più adatti in programmi che si prefiggono lo scopo di aumentare le competenze di cura ed assistenza in alcune tipologie di pazienti; allo stesso modo, tuttavia, questi animali richiedono un trattamento e delle tecniche che si armonizzino con la loro necessità di frequenti deiezioni.

Tra le caratteristiche principali degli animali da inserire in progetti di attività e terapie assistite e da portare in visita all’interno delle strutture va ricordato innanzitutto l’importanza della conoscenza storica dell’animale sia dal punto di vista clinico e sanitario che comportamentale. Per questo uno dei criteri principali promulgati anche dal protocollo Delta è che si tratti di un animale adulto (i cuccioli sono sempre più imprevedibili e possono andare in contro a modificazioni comportamentali al sopraggiungere della maturazione sessuale) di cui si conosca la storia e il comportamento nelle diverse situazioni in cui possa venire a trovare.

La filosofia di base utilizzata dalla Delta, nella riflessione sull’individuazione dei possibili criteri di selezione fa riferimento alla possibilità che gli animali impegnati in tali interventi possano, nel rapporto col proprio conduttore:

  1. Sentirsi sicuri e tranquilli durante la loro interazione con gli esseri umani ed accettare eventuali trattamenti un po’ maldestri dovuti alla difficoltà motorie.

  2. Tollerare con indifferenza eventuali vocalizzi incontrollati e ad alto volume da parte dei partecipanti ai progetti.

  3. Mantenere sempre l’attenzione rivolta verso le persone con cui stanno lavorando e verso il conduttore.

  4. Fidarsi delle capacità del conduttore di proteggerli in caso di difficoltà. 

A partire, dunque, da questi principi guida si possono facilmente intuire i criteri fondamentali di selezione dell’animale.

AFFIDABILITA'

Con questo termine s’intende la possibilità che il comportamento dell’animale in questione possa essere sempre pressoché uguale a se stesso in situazioni e contesti che risultano analoghi. In altre parole, il conduttore deve sentirsi sicuro che l’animale risponderà in maniera fondamentalmente sempre simile se posto di fronte ai medesimi stimoli (carrelli, sedie a rotelle, persone diverse, stanze di diversa dimensione, arredamento, colori, luminosità). Questa caratteristica può essere implementata con l’educazione, attraverso il processo di generalizzazione della risposta, ma deve essere tuttavia una condizione preesistente nel comportamento dell’animale che ne rappresenti un buon equilibrio psichico non caratterizzato da sbalzi d’umore o comportamenti disfunzionali improvvisi. Ad esempio, il conduttore dovrà essere sicuro che il proprio cane all’interno di un ospedale potrà rimanere calmo di fronte a situazioni di folla, carrelli che gli passano di fronte, divise con mascherine alle quali durante l’educazione è stato abituato. Così come un coniglio non dovrà scappare da mani bendate o da mani che tremano, o un cavallo dovrà mantenere un’andatura costante e rilassata all’interno di un recinto piuttosto che di un altro in base alle disponibilità della struttura.

CONTROLLABILITA'

La controllabilità consiste nel fatto che il comportamento espresso dall’animale possa essere limitato, guidato e gestito dal conduttore a seconda delle esigenze che intervengono. Se nelle persone la controllabilità degli impulsi è fondamentalmente un fatto caratteriale, negli animali dipende fondamentalmente dall’addestramento e dalla educazione. Il fatto, ad esempio, che un coniglio debba controllare la propria paura o stanchezza fisica rimanendo comunque fermo dentro un cesto o uscendone solo dietro comando del conduttore, dipende da quanto l’animale è stato addestrato a farlo. Lo stesso dicasi per una cane che, se sta accompagnando a guinzaglio un paziente con difficoltà di deambulazione, dovrà contenere la propria energia a seguire un’andatura lenta e regolare adeguata alla velocità del paziente senza tirare assolutamente al guinzaglio. Ancora più complesso è il controllo delle emozioni di gioia, dolore o fastidio e rabbia, che l’animale deve imparare a contenere almeno finché impegnato in un lavoro con un paziente. In questo senso si può notare anche l’attenzione e la professionalità del conduttore in grado di conoscere il grado di tolleranza delle frustrazioni o delle stimolazioni del proprio animale e di porre rimedio alle situazioni in maniera funzionale alle attività. Se ad esempio il conduttore di un cane sa che l’animale è in grado di tollerare tutte le manipolazioni fatte dai bambini reagendo con affetto ma viene infastidito dal contatto brusco delle mani sul naso, tenderà a proteggere con la propria mano il naso dell’animale dal contatto brusco delle mani dei bambini; se lo stesso conduttore sa che il suo cane si eccita facilmente al gioco con la palla, tenderà a controllare l’emozione dell’animale con parole (quali “piano” “aspetta” “buono”) che il cane conosce e che ne abbassano il livello di eccitazione.

PREVEDIBILITA'

Per prevedibilità s’intende la possibilità di poter prevedere con un elevato grado di sicurezza il comportamento dell’animale di fronte a determinati stimoli. Il conduttore, cioè, dovrà conoscere quali sono gli stimoli in grado di spaventare o irritare l’animale e sapere con certezza quali sono i comandi che l’animale sa eseguire perfettamente senza rischio che questo abbandoni il compito o si distragga o rinunci alle richieste. Se si sta, per esempio, lavorando con un cane che riporta la pallina a un soggetto per il quale è importante lavorare attraverso un processo fisioterapico sulla possibilità di lanciare un oggetto, il conduttore dovrà essere sicuro che il cane non balzerà addosso al paziente per prendere la pallina che tarda ad essere lanciata o che una volta lanciata la riporti senza distrarsi, che la renda senza difficoltà al terapista, ecc… La prevedibilità non dipende direttamente dall’addestramento in senso stretto o dall’educazione, ma dal tipo di relazione che esiste col conduttore. In altri termini più la relazione è intensa, più il conduttore è in grado di conoscerne le reazioni in funzione dei diversi stimoli e più l’animale si fida e si affida tendendo a rispondere sempre in modo abbastanza prevedibile alle richieste e alle situazioni. Alcuni aspetti della prevedibilità sono legati anche al patrimonio genetico dell’animale e quindi della razza alla quale l’animale appartiene; nel caso del cane le razze più specificatamente da lavoro o da caccia risultano essere più predisposte a ricevere e rispondere ai comandi di quanto non lo siano le razze definite più prettamente da compagnia.

IDONEITA'

Con questo termine si intende la possibilità che l’animale sia adeguato o qualificato per un determinato scopo. Il che vuol dire che il conduttore dovrà scegliere l’animale giusto in funzione dell’obiettivo o dello scopo previsto per quella specifica seduta, in modo che la coppia animale-conduttore possa aiutare il paziente a lavorare su ciò che il terapista ha individuato essere l’area focale. I criteri di idoneità inoltre devono essere applicati anche in funzione delle competenze acquisite dall’animale o dalle sue attitudini, scegliendo per esempio un cane più attivo e che sia stato addestrato ai percorsi con salti e ostacoli se l’attività che si andrà a proporre sarà l‘agility dog, e invece un cane più sedentario e tranquillo se si tratterà di essere spazzolato e condotto al passo al guinzaglio. Infine uno dei criteri da non dimenticare quando si fa uno studio dell’idoneità di un animale è anche l’aspetto di piacevolezza che le attività che si andranno a svolgere hanno per l’animale stesso:rimanendo nell’esempio precedente, è opportuno scegliere un cane che ama essere spazzolato (e non che semplicemente lo tollera) se questa è l’attività che si prevede di svolgere. Non tutti gli animali ,insomma, anche della stessa specie o della stessa razza sono adatti a tutte le attività previste all’interno di un progetto di A.A.A. O T.A.A., e vanno scelti in funzione degli obiettivi e delle proprie caratteristiche. Occorre ricordare, inoltre, che ai fini della valutazione dell’animale e del suo successivo impiego all’interno di programmi di A.A.A. O T.A.A.. sono necessari in fase preliminare alcuni requisiti medici e sanitari che sono imprescindibili da quanto sopra esposto dal punto di vista caratteriale e comportamentale. Il protocollo sanitario prevede controlli veterinari obbligatori e frequenti (solitamente trimestrali o semestrali) in modo da garantire che l’animale sia sano dal punto di vista medico, non affetto da alcuna patologia in forma acuta o in forma cronica e quindi in grado di trasmettere zoonosi ai pazienti. E’ inoltre cura del conduttore verificare che l’animale possegga sempre i seguenti requisiti sanitari:

  • vaccinazioni in regola

  • assenza di alcun segno di malattia

  • assenza di parassiti interni o esterni

  • perfette condizioni igieniche